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IL BORDER: FINALMENTE !!

A tutti noi, cinofili e cinefili, capita almeno una volta nella vita di assistere alla proiezione di un film in cui compaiono dei cani. Nel corso dell’ultimo decennio la produzione cinematografica statunitense (e non solo) è stata letteralmente invasa da piccoli e grandi eroi dallo sguardo profondo e dall’abbaiar facile: Dalmata, San Bernardo, Dogue de Bordeaux, Labrador, Beagle,... (e mi scusino le stars che ho dimenticato). 
Quanti (i più fortunati) hanno visto un cane di razza pari a quella del proprio beniamino di casa calcare le scene di un set cinematografico: chi da protagonista, come i famosi e maculatissimi Pongo e Peggy e la loro rumorosa carica, e chi da compagno della famosa attrice o del famoso attore come, ad esempio, il dolcissimo Beagle amico dello spietato avvocato che dopo un brutto incidente torna come nuovo e simpatico a tutti (A proposito di Henry) o del nostro Jack Russell Terrier fedele compare (che alla fine si ‘frega’ la magica maschera) del super-eroe goliardo (The Mask). 
Insomma, chi più chi meno avrà gioito o pianto alla visione delle avventure dirette o indirette di qualche bel cagnone o di un saettante piccoletto. 
Di fatto non mi sarei mai aspettato di entrare a far parte della fitta schiera di entusiasti che si portano al guinzaglio (per scelta o per caso) il ‘sosia’ dell’ultimo divo hollywoodiano a quattro zampe. 
Di sfuggita, una sera, un trailer televisivo mi informa dell’imminente uscita del film che si annuncia come il più (banalmente) divertente della prossima stagione cinematografica (Tutti pazzi per Mary). 
E tra le immagini, come una visione, ecco che appare un bellissimo Border Terrier che salta al collo (non proprio in modo amichevole) dell’attore protagonista. 
Che fare? Precipitarmi nella sala buia in attesa di rivedere all’azione il mio ispido eroe o rinunciare, in nome della mia (seppur limitata) cultura cinematografica? 
No, sono cinofilo prima che cinefilo e con coraggio e speranza mi precipito al cinema. 
Ed eccolo: dopo varie scene più o meno divertenti, appare mollemente adagiato al fianco della sua padrona quello che è già diventato per me il vero protagonista del film. 
Al simpatico Border capita un po’ di tutto: di essere maltrattato, sbatacchiato, di diventare il guardiano delle virtù dell’avvenente protagonista femminile ed addirittura di essere ingessato da tartufo a coda. 
Evidentemente per ragioni di sceneggiatura le peculiarità comportamentali e la ben nota tempra del Border sono state sostituite da atteggiamenti poco rispondenti alla vera natura di questo terrier. 
Questi comportamenti aberranti (aggressività predatoria nei confronti degli esseri umani, eccessiva richiesta di attenzione e massima reattività) non spiegherebbero l’enorme successo che questa razza riscuote nei paesi anglosassoni e nord europei. Inglesi, Svedesi e Finlandesi (non dimenticando gli Americani) conoscono molto bene il carattere del Border: dignitoso, riservato, impavido e soprattutto instancabile lavoratore. 
“Never a better worker in the fields, never a better companion by the fireside” (mai miglior lavoratore sui terreni di caccia, mai miglior compagno di serate accanto al camino). Questo statement, frutto della riflessione in un anonimo intenditore della razza, riassume perfettamente ciò che gli amanti del Border hanno la fortuna di sperimentare ogni giorno. 
In definitiva un cane rustico, oltretutto poco avvezzo alle laboriose, accurate ed interessanti ‘manipolazioni’ degli abili maestri della toeletta canina (un altro “errore” presente nel film in questione, dove il Border viene addirittura ‘cotonato’ dalla sua eccentrica proprietaria). 
Purtroppo, sempre per ragioni di copione, il bel Border non ha potuto dimostrare tutta la sua delicata vivacità, il suo spirito focoso e la capacità ipnotica del suo sguardo: tutte caratteristiche palesi a chi lo conosce bene e, come me, lo ama. 
Decisamente deluso da questa performance cinematografica ‘forzata’, cerco di pensare e trovare un’immagine di questo film (tutto sommato divertente) in cui anche solo per un attimo il vero “essere” del Border sia comparso; e capisco che ogni volta che il mio eroe era presente sullo schermo riusciva perfettamente a dimostrare tutto se stesso: semplicemente rivolgendo il suo sguardo magnetico verso la cinepresa. 

Marco Lué


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